Ai Weiwei: About Silk (teche)

Il valore della manifattura serica tra Venezia e l’Oriente

Il rosso, l’oro e la seta, nell’opera tessile contemporanea di Ai Weiwei, si configurano come dispositivi di ambivalenza critica, capaci di riattivare una lunga genealogia di significati stratificati. In questa prospettiva, i documenti esposti nelle teche testimoniano la ricchezza della Serenissima e il ruolo decisivo dell’Oriente nella costruzione dei linguaggi visivi occidentali. La seta emerge così come un autentico linguaggio del potere, un repertorio simbolico che la contemporaneità può riattivare e reinterpretare criticamente.

Prima teca: Venezia

Nella prima teca, la vivacità dei velluti cremisi e la brillantezza dei filati dorati impongono immediatamente la loro forza visiva. Di particolare rilievo è il velo da calice in velluto ad inferriata del XV secolo, detto zetanino avvellutato, destinato alle élites aristocratiche, Senatori e Procuratori di San Marco, come status symbol. Il termine “zetanino” rinvia alla città cinese di Zayton, rivelando già nel lessico la profondità degli scambi tra Oriente e Occidente. Frammenti di damaschi, lampassi e velluti soprarizzo attestano l’elevata varietà tecnica delle manifatture veneziane, mentre un broccatello in lino, seta e oro, ornato da vasi e motivi vegetali, restituisce il gusto ornamentale cinquecentesco e la ricezione di modelli di matrice orientale. La seta veneziana si definisce così non solo come bene di lusso, ma come linguaggio visivo capace di tradurre la dimensione cosmopolita della Serenissima e il suo dialogo costante con il Levante.

Seconda teca: Cina e cineserie

La seconda teca illustra la diffusione in Occidente dei repertori simbolici orientali, come dragone, loto e fenice, progressivamente integrati nei sistemi decorativi fino a diventare veri fenomeni di moda. Le sete orientali, rinomate fin dall’antichità per qualità e varietà dei motivi, alimentano un rinnovato interesse che conquista la società raffinata del Settecento. Un lampasso broccato con pagode e motivi floreali testimonia la nascita della chinoiserie, linguaggio fantasioso e “capriccioso” che si afferma nel Rococò. Le tonalità rosa pesca, predilette da Madame de Pompadour, riflettono gusto e innovazioni nelle tecniche tintorie, in dialogo con le cromie delle porcellane della dinastia Qing.

Anche tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, in manufatti come il raso di seta cinese ricamato in policromia o la serie di luminosi lampassi europei, si riconosce la forza del linguaggio decorativo orientale che, tra folklore e simbolismo, alimenta un dialogo continuo tra Oriente e Occidente, giunto fino alla contemporaneità e oggi reinterpretato nel lavoro maestrale di Ai Weiwei.

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