Rubelli e gli artisti. Vittorio Zecchin e Gio Ponti

Isabella Campagnol, “La Rubelli e gli artisti. Vittorio Zecchin e Gio Ponti”, in Rubelli. Una storia di seta a Venezia, a cura di Irene Favaretto, Venezia: Marsilio, 2011 p. 100.

Caratteristica costante della produzione Rubelli tra gli anni venti e trenta del Novecento è la attiva collaborazione con alcuni tra i più significativi artisti dell’epoca, affermati sia a livello nazionale che internazionale.
Tra questi, si susseguono in ordine di tempo Guido Cadorin, Umberto Bellotto, Vittorio Zecchin e Gio Ponti.

Vittorio Zecchin (Murano, 1878 - 1947) figlio di un tecnico vetraio, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1894. La sua profonda sensibilità per il colore e lo scarso interesse per il realismo della pittura tardo ottocentesca lo avvicinano alla lezione mistico simbolista dei lavori di Gustav Klimt esposti alla Biennale del 1910. Il linguaggio pittorico di Zecchin si concentra però sulle possibilità decorative offerte dalla stilizzazione delle forme e dalla linea, una linea che, in combinazione con una calibrata architettura del colore, percorre sia i lavori pittorici sia i vetri, sia i tessuti e gli arazzi ponendo la ricerca di Zecchin in una dimensione propria, a cavallo tra arte pittorica e decorazione industriale. Nelle opere tessili, in particolare, l’artista si concentrerà sulla possibilità di riprodurre nel tessuto la consistenza ed il tratto della pennellata, tentativo particolarmente evidente e riuscito nei damaschi Dune e Isole, disegnati nel 1934 per Rubelli, mentre nel raso da lui battezzato Stelle, si ritrova l’incanto dei magici riflessi della laguna, da lui chiamata “specio” delle stelle.

Gio Ponti (Milano, 1891- 1979), forse il più noto tra gli artisti che lavorarono per Rubelli, inizia la sua attività nel campo del design della ceramica già negli anni venti, ma ben presto crea oggetti nei campi più svariati, compreso quello tessile, diffondendo le sue idee e il suo stile attraverso Domus, la rivista da lui fondata e diretta dal 1928. Conscio dell’importanza delle esposizioni come punto di incontro e di scambio culturale tra gli artisti, fa parte del comitato organizzatore delle Mostre di Monza e successivamente di quelle della Triennale di Milano che di Monza sarà erede.

I tessuti disegnati da Ponti per Rubelli e presentati alla Biennale del 1934 reinterpretano la secolare tecnica del velluto, attualizzandola nelle serrate sequenze di bolli sfalsati in gradazione di colore del soprarizzo Punteggiato e nei grafismi che incidono la superficie del velluto operato Rattoppato.

Eclettismo, multidisciplinarietà e apertura al nuovo costituiscono quindi i tratti dominanti che accomunano le figure di questi uomini, ognuno dei quali ha offerto il suo originale contributo alla storia dell’azienda Rubelli e dei suoi tessuti.